Patrizia Zanotti: “I miei colori per il capitano Koinsky”.

Il primo lavoro di Patrizia Zanotti fu la colorazione di “Vanghe Dancale” nel 1979. E’ tornata a quel primo amore in occasione della riedizione de Gli Scorpioni del Deserto, per la quale ha curato i nuovi acquerelli di quella stessa storia, realizzando i colori a mano oggi come allora.

In questa intervista ci racconta del suo rapporto con Pratt, l’uso degli attuali colori, la tecnica artigianale e perché preferisce dipingere a mano e non in digitale.

Se il primo amore non si scorda mai, figuriamoci il primo lavoro o il primo disegno. Patrizia Zanotti, oggi alla guida della Cong sa, la società che detiene i diritti di edizione e riproduzione di tutta l’opera di Hugo Pratt, cominciò a lavorare con Pratt come colorista nel 1979. 

Adesso esce, per Rizzoli Lizard, una riedizione dei primi tre episodi de Gli Scorpioni del deserto: per Vanghe Dancale Patrizia ha curato la rinnovata colorazione delle tavole.

-Come andò nel 1979?

“Io ero una studentessa appena uscita dal liceo Artistico e Pratt veniva spesso a mangiare nel ristorante argentino che avevano i miei genitori a Milano. Un giorno, a mia insaputa, mia madre mostrò a Hugo i miei disegni e lui mi diede appuntamento per il giorno successivo nel suo studio in piazza D’Alessandro. Andai, e mi disse che voleva affidarmi la colorazione del terzo episodio degli Scorpioni. Mi diede tre o quattro libri con raffigurate le divise degli eserciti impegnati in Africa nella Seconda guerra mondiale affinché non sbagliassi i colori, e mi disse che dovevo consegnare il lavoro alla Rizzoli entro due mesi e se ne andò”.

-Cioè uscì dallo studio?

“No, se ne andò nel senso che partì e per due mesi io non l’ho più visto”.

-Senza seguire il lavoro? Senza darle consigli?

“Niente di tutto questo. Alla scadenza dei due mesi andai nell’ufficio dell’editore e consegnai tutto. E tutto venne pubblicato così come l’avevo fatto io. Se devo essere sincera penso che Pratt tornò e andò a controllare il lavoro direttamente alla Rizzoli ma non mi disse nulla”:

-Neanche dopo? Mai nemmeno un complimento?

“Non era tipo da complimenti. Però anni dopo mi fece una critica. Mentre lavoravo, non ne potevo più di colori giallini e marroncini, divise, sabbia, deserto. E così – dovendo colorare una tenda su cui non avevo indicazioni – la feci tutta rossa fuori e verde dentro. Venne pubblicata così e pensai che era andata bene. Invece lui mi disse: “Ti ho lasciato quell’errore ma non fare più di testa tua”. E ogni volta che mi mettevo al tavolo per colorare una nuova storia lui mi ammoniva: “Ricordati la tenda dancala”.

-E adesso, che dopo 40 anni ha ricolorato quella storia, la tenda come l’ha fatta?

“L’ho rifatta giusta, con quei colori giallicci come voleva lui. Direi che dopo 40 anni Hugo troverà un pezzetto di pace in più”.

-Ma le aveva dato qualche indicazione sull’uso del colore? Come andava dosato?

“Lui mi disse solo: “Prima prendi questo grosso pennello e bagna tutta la pagina in modo che la pagina sia piena d’acqua. Poi comincia a mettere i colori ma stai attenta perché l’acquarello si secca subito ed è facile fare delle macchie”. Questo è tutto. Io non avevo esperienza”.

-Il lavoro successivo quale fu?

“Dal 1980 iniziai a ricolorare tutte le storie di Corto Maltese e anche lì mi lasciava fare e ricontrollava tutto alla fine.

-Cosa le insegnò da un punto di vista della tecnica dell’acquarello?

“Mi disse una cosa: “Su certi ambienti ampi, tipo il mare o il cielo, dai tutto un colore molto leggero su tutto per poi andare ad aggiungere delle ombre, dei toni più scuri. Non fare mai i colori separati”. Lui quando acquerellava, andava sempre aggiungendo colori alle basi e rimaneva quell’atmosfera determinata da un solo colore.

-Pratt non ha mai colorato le sue storie?

“No, per lui era una perdita di tempo, aveva da pensare alle sceneggiature, ai disegni…”

-Lei è una artigiana, ancora oggi le storie di Pratt vengono disegnate a mano. Che differenza c’è tra il lavoro a mano e quello digitale?

“Ci sono due aspetti. Io sono talmente abituata a farlo a mano che con Photoshop ci metterei il doppio del tempo. Ma questo è un problema della mia anagrafe…Tutti preferiscono photoshop anche perché i costi sono molto inferiori. I torchi non ci sono più, le pellicole non ci sono più, ormai è tutto digitale. Ma i colori digitali sono più uniformi e probabilmente anche un po’ più freddi. Adesso si sta tornando anche nei cartoni animati ad usare gli sfondi colorati a mano. Io preferisco i miei pennelli al computer”.

-Come si colora tecnicamente una tavola di Hugo Pratt?

“Posso dire come lo faccio io, a mano, secondo i vecchi canoni. I colori devono essere tenui, sfumati, con tonalità pastello. Questo per due motivi: uno perché il disegno – me l’ha insegnato Pratt – deve accompagnare la storia ma non deve esserne il protagonista. Due perché poi, in fase finale, quando si sovrappongono i “neri” sennò viene una macchia troppo scura”.

-Cosa sono i “neri”?

“I neri sono il tratto del disegno fatto da Hugo, sono i contorni e sono la vera essenza, la vera forza narrativa”.

-Una volta sovrapposti i “neri” cosa succede?

“Si mandano le tavole in tipografia dove vengono fatte le lastre su pellicole CMYK, di solito se ne usano quattro, una per il Ciano (blu e verde), una per il Magenta (rosso), una per lo Yellow (giallo) e una per il Key (nero). Questi quattro colori principali poi “catturano” tutte le gradazioni del colore e le rendono sulla stampa. Ma sia le pellicole che il torchio, altro strumento antico indispensabile per stampare, sono usati sempre meno con le tecniche digitali.

-Che effetto fa, 40 anni dopo, rifare esattamente il suo primo lavoro?

“Con il lockdown ci ho messo due mesi e mezzo se no mi sarebbe servito più tempo, direi che ci vogliono otto ore a pagina. Colorare mi rilassa, l’unico stress sono le date di consegna. Rifare Vanghe Dancale è stato un modo per tornare a quegli anni quando ci mettevamo al tavolo e mentre io coloravo lui creava nuove storie o dipingeva i suoi fantastici acquarelli. Sono ricordi bellissimi che mi accompagneranno per tutta la vita.E’ come tornare indietro nel tempo, un tempo quasi magico”.

Fabrizio Paladini

Patrizia Zanotti
Patrizia ZanottiManaging Director Cong SA
Argentina di nascita, Patrizia inizia a lavorare con Hugo Pratt a 17 anni, nel 1979. Comincia colorando le storie, poi si occupa dei rapporti con gli editori, la grafica e la stampa dei libri e progressivamente cura tutte le mostre dedicate a Pratt e a Corto Maltese nel mondo intero, da Buenos Aires a Parigi, da Venezia, a Milano, Roma, Siena. Accompagna Pratt in diversi viaggi di lavoro come in Irlanda e nel Nord America per un reportage della Rai o nel Pacifico per la trasmissione Thalassa di France television, in Argentina e un po’ ovunque in Europa. Nel 1994, insieme allo stesso Pratt, fonda la Lizard Edizioni e grazie a una conoscenza profonda di tutta l’opera di Hugo Pratt gestisce e guida la Cong dal 1995.

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